La sterilizzazione del gatto, maschio o femmina, è una scelta importante per il benessere dell’animale e per la convivenza in famiglia. Non si tratta solo di evitare cucciolate indesiderate: l’intervento ha un impatto su salute, comportamento e qualità di vita del micio. In questa guida pratica vediamo quando è consigliabile intervenire, cosa cambia tra castrazione e sterilizzazione della gatta, come prepararsi all’operazione, come gestire il post-operatorio e quali sono i benefici reali rispetto ai falsi miti più diffusi.
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Quando sterilizzare il gatto: età consigliata per maschi e femmine
Per la maggior parte dei gatti domestici la sterilizzazione precoce è consigliata intorno ai 5–6 mesi di età, prima che il gatto entri nella completa maturità sessuale. In alcuni casi il veterinario può suggerire un intervento anche a 4 mesi, soprattutto per gatti che vivono con altri animali o hanno accesso all’esterno. Le gatte possono andare in calore già dai 5 mesi, con miagolii intensi e rischio di gravidanze indesiderate. I maschi non sterilizzati, invece, iniziano a marcare con urina molto odorosa e a cercare di fuggire per accoppiarsi. La sterilizzazione è possibile anche in età adulta o avanzata, ma prima si interviene, maggiori sono i benefici preventivi su tumori e problemi dell’apparato riproduttore.
Castrazione del maschio e sterilizzazione della femmina: differenze
Nel gatto maschio si esegue di norma la castrazione: vengono asportati i testicoli tramite una piccola incisione nello scroto. È un intervento rapido, poco invasivo e con recupero veloce. Nella gatta si effettua di solito l’ovariectomia (rimozione delle ovaie) o l’ovarioisterectomia (rimozione di ovaie e utero), in anestesia generale. Quest’ultima è preferita quando esistono rischi o problemi uterini. In entrambi i casi il gatto non avrà più calori né capacità riproduttiva. È importante distinguere tra sterilizzazione chirurgica e metodi ormonali: le pillole anticoncezionali per gatte sono oggi sconsigliate per i gravi effetti collaterali, tra cui aumento del rischio di tumori mammari e problemi uterini.
Preparazione all’intervento e gestione del post-operatorio
Prima dell’operazione il veterinario effettua una visita pre-operatoria e, se necessario, esami del sangue per valutare lo stato di salute del gatto. Di solito è richiesto il digiuno di diverse ore prima dell’anestesia. Dopo la sterilizzazione, il micio va tenuto in un ambiente tranquillo e caldo, monitorando appetito, idratazione e comportamento. La gatta, che ha una sutura addominale, potrebbe aver bisogno di un collare elisabetta o body post-operatorio per evitare che lecchi la ferita. È fondamentale rispettare la terapia prescritta (antidolorifici, eventuali antibiotici) e controllare quotidianamente la cicatrice. Il recupero completo richiede in genere pochi giorni per il maschio e circa 10–14 giorni per la femmina.
Effetti su comportamento, marcature urinarie e falsi miti
La sterilizzazione riduce in modo marcato marcature urinarie, miagolii insistenti da calore, aggressività legata agli ormoni e tendenza alla fuga per cercare partner. Non “cambia il carattere” del gatto in senso negativo: il micio resta affettuoso e giocherellone, spesso più tranquillo e concentrato sulla vita in casa. È un falso mito che il gatto debba fare almeno una cucciolata prima della sterilizzazione: non esistono prove scientifiche di benefici fisici o psicologici, mentre ogni gravidanza espone la gatta a rischi. Altra credenza sbagliata è che il gatto sterilizzato diventi inevitabilmente pigro e infelice: con un ambiente stimolante e corretta gestione alimentare, può condurre una vita lunga e serena.
Sterilizzazione, peso, metabolismo e prevenzione dei tumori
Dopo la sterilizzazione il metabolismo del gatto tende a rallentare e il fabbisogno calorico cala fino al 20–30%. Se non si adatta la alimentazione (razioni, tipo di crocchette per gatti sterilizzati) aumenta il rischio di sovrappeso. Il problema, quindi, non è l’intervento in sé ma l’eccesso di cibo e la mancanza di movimento. Sul fronte salute, la sterilizzazione riduce in modo significativo il rischio di tumori mammari se effettuata precocemente nelle femmine e previene patologie come piometra, gravidanze isteriche e infezioni uterine. Nei maschi diminuisce il rischio di traumi e malattie trasmissibili tra gatti dovute a lotte e accoppiamenti, migliorando l’aspettativa di vita complessiva.
In conclusione, la sterilizzazione del gatto maschio e femmina è uno strumento fondamentale di prevenzione e benessere, oltre che un gesto di responsabilità verso il problema del randagismo. Pianificare l’intervento con il proprio veterinario di fiducia, nelle tempistiche corrette e con un’adeguata gestione del post-operatorio, consente al gatto di vivere più a lungo, sano e sereno. Informarsi in modo corretto e sfatare i falsi miti è il primo passo per prendere una decisione consapevole e davvero centrata sul benessere del proprio micio.











