Le tartarughe da compagnia affascinano molti neofiti, ma sono animali longevi e delicati, ben lontani dai “pet facili”. Nel 2026, tra obblighi di legge aggiornati, esigenze di spazio, luci UVB e cure veterinarie specifiche, è fondamentale informarsi prima dell’acquisto. In questa guida distinguiamo tra tartarughe acquatiche e terrestri, analizziamo la gestione di base e facciamo chiarezza su norme CITES e divieti di detenzione.
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Tartarughe acquatiche vs terrestri: come scegliere
Le tartarughe acquatiche (come Trachemys, Graptemys, Mauremys) vivono in vasche con molta acqua, nuotano di continuo e hanno bisogno di un’ampia zona emersa per basking. Le tartarughe terrestri (ad es. Testudo hermanni, Testudo graeca) preferiscono grandi recinti all’aperto, terreno naturale e ripari. Per un principiante, le specie più gestibili sono spesso quelle di taglia contenuta e con esigenze climatiche compatibili con la propria zona. Prima di ogni scelta è indispensabile informarsi su dimensioni da adulte, durata della vita (spesso oltre 40–50 anni) e legalità della detenzione.
Habitat di base: spazio, illuminazione e acqua
Per le specie acquatiche, serve una acquaterrario con filtro potente, riscaldatore (se necessario) e piattaforma asciutta sotto una lampada spot. Indispensabile una lampada UVB specifica per rettili, da sostituire ogni 6–12 mesi. L’acqua deve essere profonda abbastanza per nuotare, con zone di appoggio per evitare annegamenti. Per le terrestri, l’ideale è un recinto esterno ben esposto al sole, con terra morbida, rifugi, zone d’ombra e protezioni da predatori. In casa, terrari temporanei devono garantire gradienti di temperatura, lampada spot e UVB adeguati, evitando vaschette di plastica improvvisate.
Alimentazione corretta e errori da evitare
Molte tartarughe si ammalano per dieta sbilanciata. Le specie terrestri mediterranee sono prevalentemente erbivore: erbe di campo, foglie e fiori (tarassaco, piantaggine, malva) con poco o nullo apporto di frutta. Le tartarughe acquatiche sono in genere onnivore a prevalenza carnivora da giovani (pesciolini, insetti, pellet di qualità), diventando più vegetariane da adulte. Vanno evitati pane, pasta, carne rossa, salumi e gamberetti secchi come alimento principale. È spesso necessario integrare con calcio (osso di seppia, integratori) e monitorare il peso per prevenire obesità e deformazioni del carapace.
Longevitá e costi nel lungo periodo
Una tartaruga non è un pet “per pochi anni”: molte specie superano i 50 anni di vita, talvolta passando di generazione in generazione. Questo implica impegno sul lungo periodo: chi si occupa dell’animale in caso di trasloco, problemi di salute o decesso del proprietario? I costi includono allestimento iniziale (vasca/recinto, lampade, filtro), corrente elettrica, cibo di qualità, controlli da un veterinario esperto in rettili e manutenzione (sostituzione lampade, filtri, eventuali ampliamenti dell’habitat). Sottovalutare queste spese porta spesso ad abbandoni o alla detenzione in condizioni inadeguate, con gravi sofferenze per l’animale.
Norme CITES, divieti e obblighi in Italia nel 2026
Molte tartarughe sono protette dalla convenzione CITES, che regola commercio, possesso e cessione. In Italia, diverse specie terrestri (come le Testudo mediterranee) richiedono documentazione CITES e marcatura (microchip), con obbligo di denuncia di possesso e registri per eventuale riproduzione. Alcune tartarughe acquatiche invasive, come la famosa “tartarughina orecchie rosse” (Trachemys scripta), sono soggette a divieto di vendita e cessione e non possono essere liberate in natura. Le norme possono cambiare: nel 2026 è essenziale informarsi presso Forestale, CITES, ASL o associazioni specializzate prima dell’acquisto, per evitare sanzioni e sequestri.
In sintesi, scegliere una tartaruga come animale da compagnia richiede studio, responsabilità e capacità economica sul lungo periodo. Distinguere fra specie acquatiche e terrestri, garantire habitat adeguato, illuminazione UVB, dieta corretta e assistenza veterinaria è fondamentale per il loro benessere. Allo stesso tempo, rispettare le normative CITES e i divieti vigenti nel 2026 consente una detenzione etica e legale. Informarsi bene prima di portare a casa una tartaruga significa proteggerne la salute, salvaguardare l’ambiente e vivere questa convivenza in modo davvero responsabile.











