I pitbull e i cani di tipo bull sono spesso al centro di dibattiti accesi, tra chi li considera pericolosi e chi li descrive come compagni affettuosi e affidabili. Come spesso accade, la verità sta nel mezzo e dipende da genetica, educazione e gestione quotidiana. In questo approfondimento vediamo cosa distingue tipo e razza, qual è il loro carattere reale, come gestirli in modo responsabile e cosa prevede la legge italiana per i proprietari.
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Razza, tipo bull e pregiudizi da sfatare
Con l’espressione cani di tipo bull si indicano soggetti che richiamano morfologicamente razze come American Pit Bull Terrier, American Staffordshire Terrier, Staffordshire Bull Terrier e incroci affini, ma che non sempre hanno un pedigree riconosciuto. In Italia, per esempio, il Pit Bull non è riconosciuto dall’ENCI come razza ufficiale, mentre lo sono Amstaff e Staffy. Parlare di “pitbull” in modo generico non ha quindi un significato cinotecnico preciso e alimenta molti pregiudizi. Studi e statistiche mostrano che l’aggressività non dipende dalla razza in sé, ma da fattori come selezione irresponsabile, maltrattamenti, mancata socializzazione e gestione scorretta.
Indole reale: cani energici, sensibili e molto legati al proprietario
I cani di tipo bull sono in genere molto affettuosi con la famiglia, spesso veri “cani ombra” che desiderano costante contatto umano. Sono energici, intelligenti e con una spiccata motivazione al gioco e al lavoro, caratteristiche che vanno incanalate nel modo giusto. La loro storica selezione come cani da lavoro li ha resi tenaci e determinati, ma questo non significa automaticamente aggressività verso le persone. Al contrario, un pitbull ben socializzato tende a essere equilibrato e socievole. Possono però mostrare reattività verso altri cani se non gestiti correttamente: per questo serve un proprietario consapevole, capace di leggere i segnali del cane e prevenire situazioni a rischio.
Socializzazione precoce ed educazione gentile
La socializzazione precoce è cruciale per qualsiasi cane, ma diventa imprescindibile per i cani di tipo bull. È fondamentale esporre il cucciolo, in modo graduale e positivo, a persone, cani equilibrati, ambienti, rumori e situazioni diverse già dai primi mesi di vita. L’educazione gentile, basata sul rinforzo positivo (premi, gioco, attenzione) è la strategia più efficace: punizioni fisiche, collari coercitivi e durezza non solo sono eticamente discutibili, ma spesso peggiorano paure e reattività. Un buon percorso con un educatore cinofilo o istruttore comportamentale moderno aiuta a costruire autocontrollo, richiamo affidabile e gestione al guinzaglio, strumenti essenziali per la convivenza in sicurezza.
Attività consigliate per incanalare energia e intelligenza
Un pitbull annoiato può sviluppare comportamenti problematici come distruzione in casa, vocalizzi eccessivi o iperattività. Per questo è importante offrirgli attività adeguate sia fisiche sia mentali. Passeggiate quotidiane, gioco strutturato (riporto, tira e molla regolato da regole chiare), percorsi di nosework (ricerca olfattiva), trick e sessioni di problem solving lo aiutano a sfogare energia e a rafforzare il legame con il proprietario. Molti cani di tipo bull eccellono in discipline come obedience, rally-o, canicross, hiking e attività di utilità e difesa sportiva se seguite da professionisti seri. L’importante è scegliere sport e giochi che rispettino il cane e non lo spingano verso la competizione aggressiva o il conflitto.
Cosa dice la legge in Italia, assicurazione e responsabilità
In Italia non esiste più una “lista di razze pericolose”, ma la normativa (come l’Ordinanza Martini e successive proroghe) sottolinea che la responsabilità del cane ricade sempre sul proprietario o detentore. I Comuni possono imporre l’uso di guinzaglio e, in alcune situazioni, di museruola, oltre a corsi di formazione per proprietari di cani con comportamenti a rischio. È vivamente consigliata (e a volte richiesta da regolamenti locali) una assicurazione RC cane, che copra i danni a terzi. Chi sceglie un pitbull o un cane di tipo bull dovrebbe informarsi presso il proprio Comune e ASL veterinaria, rivolgersi ad allevatori seri o associazioni affidabili e firmare contratti di adozione che prevedano obbligo di sterilizzazione e impegno a una gestione responsabile. Essere consapevoli della propria responsabilità legale e morale è il primo passo per tutelare cane e comunità.
Riassumendo, i pitbull e i cani di tipo bull non sono intrinsecamente cani “cattivi”, ma soggetti potenti e sensibili che richiedono esperienza, rispetto e un progetto educativo chiaro. Con socializzazione precoce, educazione gentile, attività adeguate e attenzione alla normativa italiana (inclusa una buona assicurazione RC), possono diventare compagni equilibrati, affidabili e profondamente legati alla famiglia. Sceglierli significa prendersi un impegno importante, ma anche la responsabilità di dimostrare, con i fatti, che dietro l’etichetta di “cane pericoloso” c’è spesso solo ignoranza e disinformazione.











